I musicisti presi per i fondelli!

I musicisti presi per i fondelli!

Ricevo questa lettera da una collega musicista e pubblico volentieri
Sono una musicista. Ho un diploma di Viola, un diploma di Canto Artistico, qualche concerto a memoria, il quartetto d’archi e poi per gli strani casi della vita… via con il canto! Ho vinto un concorso nazionale, ho debuttato Violetta nella Traviata, ho fatto qualche esperienza in teatro, tanti concerti e poi l’idea di aprire una scuola di musica che mi impegna da undici anni ma che è il motore del mio entusiasmo perenne per la musica.

Ho sempre studiato, cocciuta all’inverosimile per cercare la tecnica vocale che mi permettesse di esprimermi come volevo. Dopo grandi nomi e soprattutto grandi soldi - sborsati rigorosamente senza ricevuta fiscale nelle tasche di questo o quel maestro - la tecnica giusta l’ho trovata a quarant’anni grazie ad una cantante che fra l’altro non mi ha mai fatto spendere un quattrino per le lezioni; peccato che abiti a Bruxelles, ma per lo studio questo e altro.

Intanto, per soddisfazione personale, tento di scalare le graduatorie in conservatorio dove ci si disputa la vetta a suon di fotocopie e ricevute di ritorno. Ma perché in Italia le cose più semplici diventano complicate? Un docente di conservatorio non dovrebbe confrontarsi a “suon” di note su un palcoscenico visto che guarda caso lo deve anche insegnare?

Invece qualcuno una mattina si è inventato i Bienni di specializzazione. Dirigo una scuola, ho studiato una vita posso farmi prendere in "contropelo" da un decreto? E allora via, prima la maturità.

Avrei potuto scegliere la strada più sicura: sapete cosa costa una scuola per il recupero degli anni scolastici? Beh molte migliaia di euro, ma se sei disposto a spenderne di più puoi andare a fare l’esame di maturità senza grandi sforzi a molti chilometri da casa.
Ritengo però di avere anzitutto la mia dignità che difenderò ad oltranza, ed allora l’esame di maturità me lo sono fatto, con una cara amica violinista, nella mia città; non potete immaginare cosa sia stato trovarmi in un banco in una palestra guardata a vista perché non copiassi come un ragazzino di diciassett’anni!

Comunque avanti ed eccomi in Istituto Musicale per il Biennio di canto. Ci ritorno dopo un’infanzia ed una adolescenza passata là dentro! I vecchi compagni di scuola sono i miei insegnanti, se non persone ben più giovani; lo immaginate l’imbarazzo di essere esaminata da loro che fra l’altro non hanno il titolo a cui aspiro e che corrono disperati a cercarsi una maturità? Immaginate cosa vuol dire sostenere degli esami inventati a tavolino con pochi riscontri pratici? Dover affrontare a ottobre due opere dell’ottocento italiano quando l’insegnante lo hai visto l’ultima volta ai primi di giugno? Io l’esperienza ce l’ho e non ho bisogno di molto, ma quando quest’esame lo dovrà affrontare una ragazzina di vent’anni come farà? Probabilmente cambieranno i programmi. E' così facile! Comunque, dopo ore ed ore di studio ho quasi finito e cosa succede?

Qualcuno un’altra mattina, probabilmente “storta”, si inventa il Biennio Abilitante! Ma dove siamo? E come al solito i provilegiati saranno quelli che già insegnano. Musicisti non vi sentite presi per i “fondelli”?

Tempo fa ho insegnato due anni esercitazioni corali in una scuola media a indirizzo musicale come esperta esterna assunta direttamente dal Dirigente Scolastico. Ho lavorato seriamente nonostante tre interventi chirurgici molto gravi…
Il mio “coretto” di ragazzini di prima media, che non avevano mai aperto bocca in vita loro nel paese del bel canto, ha vinto, per la categoria, il secondo premio al Concorso Nazionale di Castiglione delle Stiviere; ebbene sapete come è andata a finire? Che di quei due anni a me contano i singoli giorni di lezione, ai fortunati attinti dalle graduatorie l’intero periodo del contratto! E poi cambiato il Dirigente cambiata parrocchia. Musicisti ma non siete stanchi? Non lo dico solo per me che ho una scuola dove professori e alunni sono considerati "beni preziosi" a cui donare la meraviglia della musica. Lo dico per i giovani che la scuola non ce l'hanno e che dovranno trovarsi un posto di lavoro. E' a loro che dedico questo sfogo!

Qualche mese fa la Scala di Milano bandisce un concorso per posti nel coro. Perché non farlo? Si vocifera, assai sottovoce, che serva solo per “sistemare” degli aggiunti, sarà vero? “Forse” potrà servire per qualche produzione da aggiunto, ci si fa “sentire”, e poi... pagano molto bene! Perché non tentare?

E così la mattina della convocazione in piedi alle cinque e mezza e via per Milano, chi non è presente alle nove non è ammesso. Alle nove grazie alla A4 stranamente senza code eccomi arrivata, ma sapete cosa succede? Niente audizione, la commissione non ha potuto riunirsi, tutto è rinviato alla settimana successiva. Un signore ovviamente non identificato mi dice: “ E’ fortunata, viene da Bergamo, pensi che c’è chi viene dalla Sicilia e dalla Sardegna!” Dalla Sicilia? Dalla Sardegna? Ma questa gente come si permette? Con che coraggio dice certe cose? Qui si parla di professionisti che fanno grandi sacrifici!

Comunque non vivendo in Sicilia o in Sardegna, e forse è proprio su questo che contavano, la settimana dopo rieccomi per l’audizione, la commissione è formata da sei o sette mummie maleducate che non solo non salutano, ma neanche si presentano, e così canto davanti a maleducati senza nome, con coristi “stabili” che vanno e che vengono dalla sala delle audizioni senza neanche chiedere permesso grazie a chissà quale privilegio. Ma questa gente chi si crede di essere? Pensa forse che il mondo sia tutto fra le quattro ex gloriose mura del Teatro alla Scala?

Musicisti ma non siete stanchi di queste dinamiche? Facciamo qualcosa uniamoci! Facciamoci sentire! Diamoci delle idee! muoviamoci!!! Coltiviamo un orto che possa produrre per tutti quelli che lo meritano perché sanno mettersi in gioco e non si nascondono dietro nepotismi e canali preferenziali!

Io la mia parte cercherò di farla.
G.