Winter's night di Sting

Winter's night di Sting

Non avessi sborsato più di venti euro tralascerei la faccenda. Ma vista la spesa mi sento in diritto di dire che il cd di Sting "If on a Winter's night" è una "palla". Non mi si venga a dire che è un disco raffinato o da meditazione: sono abituato ai lieder postromantici o alle soffuse atmosfere di Brian Eno. Musica da meditazione è quella che dispone le nostre sinapsi all'elaborazione. Ascoltando questo cd tutto il sistema neuro-cerebrale si assesta in una specie di "erwartung", di attesa: arriverà prima o poi qualcosa di interessante?? Niente, 15 tracce di esercizi!

Già stabilire di che genere sia il disco è difficile. Non che sia importante; si può anche innovare, rompere gli schemi, anzi, sarebbe straordinario se qualche artista riuscisse a proporre qualcosa di inconsueto, di non ordinario. I grandi di qualche tempo fa avevano questo coraggio. Ogni tanto riascolto David Bowie ad esempio (quello non contaminato dalla deriva dance) e alcune cose mi sorprendono ancora oggi. Oppure riscopro le grandi band anni '70 /'80 e la loro voglia di sperimentare. Già gli Emerson Lake & Palmer creavano osmosi tra classico e Rock. Il sound però rimaneva il loro: Keith Emerson suonava "Picture at an exibition" di Mussorgsky sull'organo Hammond, non su un gran coda Steinway.

Sting invece fa un operazione che francamente non ha senso. Si mette alla ricerca di qualcosa, di contaminazioni classiche, di sonorità folk irlandesi ma non elabora nulla. Inventa un po' di melodie e melopee; riarrangia ma in un terreno che non è il suo, e si sente; arriva a toccare Schubert senza che uno si accorga minimamente che è, appunto, Schubert. Riuscire a banalizzare una melodia immortale è davvero il top del flop! Uri Caine, che non vende tanto quanto Sting e non si fa produrre da Deutsche Grammophon, riesce a rielaborare Mahler (e tanti altri) in formato jazz, con il sound tipico di Caine, pur preservando tutto il phatos mahleriano.

Si potrebbe collocare il cd di Sting fra i tanti di sonorità Irish, o celtici, o di folklore nordico. Ma c'è un mucchio di artisti che fa tutto ciò da anni e molto meglio: da Lorena McKennitt ad Alan Stivel, ai Chieftains e tanti altri ancora. Il fatto è che in questo lavor di Sting non c'è nulla di autenticamente nuovo, di "stinghiano" di davvero interessante. Non è sempre necessario stupire ma se lo si vuole fare – e probabilmente Sting, col suo sofisticato narcisismo, intendeva farlo – qualcosa di stupefacente bisogna pur inventarselo. Altrimenti si aspetta e si esce nel frattempo con un bel disco di cover o una compilation, come stanno facendo tantissimi.

Avere idee nuove oggi , nella musica, è difficile, lo riconosco, soprattutto per chi pretende di "vincere facile". Non è vero che la musica sia finita. Se uno sta a vedere quanta sperimentazione è stata fatta in ambito classico da Wagner ad oggi si accorge che ci sono un mucchio di possibilità percorribili anche nel rock, nel pop e nella musica leggera in generale. Però i rockers vogliono continuare a vendere, e allora lasciano la musica impalata a strutture vecchissime, a rotondità formali medievali – intro/strofa/ritornello/strofa/ritornello/coda/finale fade-out – e a melodie sempre più "nenie". Si è adottata la modalità ma poi?? C'è qualche artista che tenta di gettare un po' di luce nuova ma poi tutto si ferma lì. I nuovi dischi che sento qui e là sono riedizioni di vecchi successi, riproposizioni di vecchi stili e basta.

Sting cerca qualcosa ma secondo me è ancora in viaggio, e durante il viaggio prende un po' di appunti, come tutti! Ma per gli eserciziari esiste il web, oppure le uscite economiche perché, si.. anche Sting può fare un uscita economica, a 10 Euro, come tanti altri.