Come avvicinarsi all'Opera Lirica comprendendo la sua struttura

Vuoi avvicinarti all'opera lirica? Voglio spiegarti qual'è il modo migliore.

Ascoltare l'Opera Lirica cogliendone tutta la meraviglia artistica, umana e culturale può comportare lo sforzo di capire quale sia la profonda anima che la sostenga. Un'anima doppia, anzi tripla, perché l'Opera Lirica non racconta soltanto una vicenda, e non é soltanto un melodramma ottocentesco. L'Opera Lirica é una forma artistica che racconta attraverso le parole, la musica e la scena (e qualcosa in piú che sveleró in fondo). Richard Wagner ha definito tutto questo con un termine: Gesamtkunstwerkopera d'arte totale. Ma qui intendo volare un po' più in basso.

Prendiamo ad esempio una delle opere liriche famose:  "Madama Butterfly" di Giacomo Puccini. Sappiamo (quasi) tutti come va a finire: Cio Cio-san (Madame Butterfly) si toglierà la vita quando verrà a scoprire che Pinkerton, tenente della Marina Americana appena sposato in Giappone, tornato in America ha trovato una "vera" sposa americana, così come la intendeva lui. Mentre Cio Cio-san attende il ritorno dello sposo, é venuto al mondo un figlio, frutto del matrimonio giapponese fra Cio Cio-san e Pinkerton,  Ci basta leggere una volta il libretto per afferrare una vicenda chiara, ben scritta, molto "umana" e non difficile.

Il finale dell'opera lirica lo conosciamo in partenza, ma il bello è vivere ogni sera emozioni diverse.

Pochi vanno all'Opera con lo stesso spirito con il quale si va al cinema, oppure si va allo stadio ad assistere ad una partita di calcio. Il finale del melodramma (sinonimo di opera) non é una sorpresa quasi per nessuno, almeno per quanto riguarda la musica lirica famosa. Andare all'Opera é un po' come andare a vedere una partita di calcio dove si sa già in anticipo che finirà 4 a 3 (come la celebre Italia Germania dei mondiali 1970). La profondità dell'opera lirica tragica o anche di una commedia lirica, sta nello scoprire come ci si arriva a quel finale e proprio grazie a questo si apre all'ascoltatore un mondo di sensazioni ed esperienze straordinarie.

Nell’opera Lirica la musica non “accompagna” la vicenda, almeno a partire dal diciottesimo secolo. In questo articolo già ho tracciato qualche linea guida per orientarsi lungo la storia del melodramma ottocento. Quando affermo che la musica non accompagna intendo dire che la musica ha una sua propria linea narrativa che non sempre coincide con le parole.

Proviamo a pensare a noi stessi quando raccontiamo qualcosa a qualcuno. Possiamo essere eloquenti e concentrati finché vogliamo ma la quantità di pensieri che affolla la nostra mentre mentre parliamo è sempre grande e a volte intricata. Stiamo raccontando di un nostro amico e magari una parte di noi vorrebbe dire cose diverse dello stesso amico, per tutta una serie di motivi, buoni o cattivi.  Oppure siamo solo intimiditi dalla situazione, o addirittura semplicemente non vorremmo essere lì.

Ora, immaginiamo che attorno a noi, mentre raccontiamo qualcosa a qualcuno, una musica sveli attraverso il suo specialissimo linguaggio, qual’è il nostro autentico stato d’animo nei confronti dell’amico e della situazione stessa in cui ci troviamo.

Prendiamo Giuseppe Verdi ad esempio

Giuseppe Verdi, celebre operista italiano, usa una piccola formula musicale, poche note, ma che quando risuonano evocano sempre un destino infausto, la morte. Un padre incontra una figlia, il momento è tenerissimo, ma ad accompagnare la scena, impercettibilmente, due tromboni fanno risuonare la formula della morte: 4 note. Per noi che assistiamo alla vicenda il messaggio è molto più profondo e vasto rispetto a ciò che succederebbe se solo leggessimo il libretto, la trama. Solo grazie alla musica capiamo che la tinta dell’incontro fra quel padre e quella figlia sia più complessa di quanto appaia.

Nell’opera di Verdi, e soprattutto in quella di Richard Wagner, la vicenda raccontata attraverso le parole dai cantanti (wor) è solo una terza parte dell’intero racconto. La Musica (Ton) talvolta racconta il vissuto psicologico dei protagonisti in modo molto più intenso e potente. Wagner utilizzò nella sua musica quelli che chiamava i “Leitmotiv” ( in italiano “motivi conduttore"), elementi musicali associati a personaggi, emozioni, situazioni luoghi o idee. Capita che una cantante si rivolga ad un uomo di fronte a lei, parlandole d’amore, ma la musica, sincera, fa risuonare il leitmotiv legato ad un altro uomo. A noi spettatori la questione apre a possibilità che i due protagonisti con colgono ancora.

Solo agli ascoltatori è concesso il privilegio di conoscere cosa passi davvero nella la testa di chi é sulla scena a cantare l'opera. Fra di loro il messaggio psicologico portato dalla musica non passa. E’ questa la magia dell’opera lirica. Tutto ciò che avviene è comprensibile fino in fondo solo a noi spettatori, come se la lettura del pensiero potesse passare soltanto attraverso la musica destinata a noi, mentre si suppone che i cantanti vivano la vicenda come se fra di loro parlassero senza cantare.

Mi spiego meglio: nell’opera lirica i protagonisti cantano, e su questo non c’è alcun dubbio. Ma lo fanno simulando la naturalezza del parlato e del vivere di tutti i giorni, come in un film. La musica si sovrappone a questa linea narrativa ma lo fa solo a favore del pubblico, A guardar bene succede lo stesso anche nei film che vediamo al cinema o in televisione. Quante volte la musica nei film ci ha travolto emotivamente finendo con l’appiccicarsi alla nostra memoria insieme alla vicenda stessa. Ebbene: raramente gli attori conoscevano la musica nel momento in cui giravano quella scena.

L’Opera Lirica perciò è doppia, cioè è capace di raccontare più trame contemporaneamente, una costituita dalla vicenda, l’altra dalla narrazione psicologica che la musica ci offre, soltanto a noi, il pubblico.

Richard Wagner va anche oltre: la scena

Ma non è finita qui. Oltre alle parole e alla musica, c’è anche la scena, che nell’opera lirica è fondamentale. Per questo Wagner descrisse l’opera d’arte totale con l’unione di ‘Wor’, ‘Ton’, ‘Drama’; Parola, Musica e Scena.

Wagner era talmente convinto dell’importanza della scena che fece costruire un teatro apposito, il “Festspielhaus di Bayreuth”, edificato grazie al finanziamento dell’appassionato, mecenate e visionario (come lo era Wagner del resto) Ludwig, ovvero il re di Baviera Luigi II. 

Nell’immaginario di Richard Wagner il pubblico non doveva per nulla essere distratto dalla vista della scena e dall’ascolto della musica, almeno per quanto riguardasse le sue ultime opere famose. L’orchestra era nascosta sotto il palcoscenico, quasi totalmente invisibile agli spettatori. La sala doveva essere buia e tutto doveva essere funzionale ad un perfetto equilibrio fra parola, musica e dramma.

Un quarto elemento: l'interpretazione

Ora che abbiamo descritto i tre elementi strutturali dell’opera lirica possiamo introdurne un quarto, meno spiegabile teoricamente, meno classificabile in una teoria sull’opera lirica ma di importanza stupefacente: l’interpretazione.

Visto che la parola ha una sua linea narrativa, la musica un suo decorso parallelo di non minore importanza rispetto alle parole, e vista la scena come protagonista della visione del contesto scenico, l’interpretazione di ciascuno di questi elementi è l’autentica energia vitale che anima il tutto. Il modo in cui ciascun cantante interpreta la sua parte, il modo in cui il Direttore d’orchestra muove la struttura musicale, ogni sera diversamente dall’altra, il modo in cui il regista mette in scena l’opera, tutto ciò, insomma, crea ogni sera una nuova vita, una nuova storia, nuove emozioni e nuove bellezze che rendono questo mondo ancora oggi tra i più vivi artisticamente.

Si dice che il cinema o la televisione abbiano “stroncato” l’opera. Io non sono di questa opinione. Il problema dell’opera è che essendo uno spettacolo che prende vita ogni sera, una vita nuova, ha bisogno che ogni sera molti artisti, maestranze, assistenti e responsabili siano lì, sul posto, a lavorare per un migliaio di persone. Difficilmente, oggi, l’incasso di una singola serata è sufficiente a coprire i costi della rappresentazione. Ma la cultura, la storia e la meraviglia che si rischia di perdere è davvero grande. 

Quello che posso fare io è appassionare, e attraverso Gremus è esattamente ciò che ho intenzione di fare.