Musica classica o musica leggera

Musica classica o musica leggeraMusica Classica o Musica Leggera?

Io ascolto musica classica e ascolto musica leggera, e non so ancora dire quale sia l’una e quale l’altra. Molta musica classica mi risulta leggera mentre certa musica leggera mi risulta un po’ pesante. Sono convinto che l’uso di questi due aggettivi - classica e leggera - sia sbagliato. Infatti nel mondo anglosassone la distinzione è un po’ più precisa: c’è la “Classic music” e la “Pop music” . Queste definizioni rimettono un po’ in ordine le cose.

Chiave di volta e cambiamento

Il cambiamento attorno a una chiave di volta

La chiave di volta è un punto fermo per il cambiamento, un riferimento, una “cerniera” attorno alla quale sviluppare qualunque cambiamento tu voglia affrontare, grande o piccolo che sia. E’ una chiave che manterrai fra le tue mani prima e dopo il tuo cambiamento. In architettura è una pietra lavorata che ha la funzione di reggere tutta la struttura di un arco o di una volta. Per affrontare un cambiamento ciò che ti serve innanzi tutto è una chiara, ferma e potente chiave di volta.

David Bowie, la sua musica

David Bowie nella storia

David Bowie, la sua musica e la sua arte, entreranno nella storia della musica e dell’arte. Entreranno anche nella storia sociale della musica, perché David è stato un vero artista: ha cantato al mondo le proprie idee, ha espresso ideali, ha anticipato in arte ciò che la società avrebbe, come sempre dopo, espresso nella vita reale.

Imparare a suonare il flauto traverso

IL FLAUTO TRAVERSO

Perchè imparare a suonare il flauto traverso? Sarà per quella posizione "di traverso; sarà per la brillante carica virtuosistica; sarà perché il flautista, mentre suona, riesce a guardare il pubblico negli occhi, come se parlasse "vis a vis"; sarà quel che sarà ma il flauto traverso ha superato in fascino e popolarità qualunque altro strumento a fiato. I virtuosi noti anche a livello popolare sono o pianisti, o violinisti oppure flautisti, albatri con braccio argentino che irradiano pioggie di note felpate. Imparare a suonare il flauto traverso è facile e difficile insieme. Facile perché la tecnica dello strumento è, nel complesso, non particolarmente ostica. Difficile perché, proprio per questa facilità tecnica, al flauto sono richieste prestazioni da "formula 1".

Imparare a suonare il Sax (o sassofono)

ACQUISTARE UNO SAXOFONO

Per imparare a suonare il Sax la prima cosa da fare è ovviamente comprarne uno. Il saxofono con il passare degli anni non perde le sue qualità sonore, e quindi un buon strumento usato ma professionale, a parità di costo, è sicuramente preferibile ad un nuovo strumento da studio. Ovviamente bisogna fare attenzione a come è stato trattato e la "consulenza" di un amico o conoscente saxofonista sarebbe veramente preziosa. E ' comunque importantissimo che sul corpo dello strumento non vi siano fori o macchie di ruggine, mentre lievi ammaccature (lontane dalle colonnine) sono facilmente sistemabili.

Il Pentagramma

Cos'è il Pentagramma

Il pentagramma

Il Pentagramma o Rigo musicale è fondamentale per leggere la musica. Esso e' costituito da cinque righe che, poste una sopra l'altra, formano quattro spazi. Il pentagramma è perciò formato da cinque righe e quattro spazi. Sul pentagramma si segnano tutti i simboli musicali necessari per leggere la musica fra i quali lachiave, che normalmente sta all'inizio, e lenote. Ogni nota viene riportata sul pentagramma attraverso un simbolo che ne definisce almeno due caratteristiche principali: ladurata el'altezza.

Imparare a leggere la musica

  • Cos'è il Pentagramma

    Il Pentagramma o Rigo musicale è fondamentale per leggere la musica. Esso e' costituito da cinque righe che, poste una sopra l'altra, formano quattro spazi. Il pentagramma è perciò formato da cinque righe e quattro spazi. Sul pentagramma si segnano tutti i simboli musicali necessari per leggere la musica fra i quali lachiave, che normalmente sta all'inizio, e lenote. Ogni nota viene riportata sul pentagramma attraverso un simbolo che ne definisce almeno due caratteristiche principali: ladurata el'altezza.

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  • IL VALORE O DURATA DELLE NOTE
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  • Una battuta è un insieme preciso e ricorrente di valori di tempo musicali.
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  • Una nota lunga cantata, ma davvero molto lunga, si scrive unendo più figure musicali insieme, sommandole. Dopo l'esecuzione di una nota così lunga avremo bisogno di un momento di pausa, per prendere respiro; anche le pause devono perciò poter essere scritte sul pentagramma. In questo articolo ci dedicheremo prima alle legature di valore, necessarie per sommare il valore temporale di più note, poi alle pause musicali.
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  • In musica è possibile trovare i ritmi più strambi, da quello di 32 sedicesimi, a quello di 7 metà. Tutto è possibile insomma: ciò che conta è solo l'estro artistico del compositore. Ovviamente ogni scelta di ritmo dovrà corrispondere ad una precisa esigenza ritmica: un ritmo di 2 metà non equivale ad un ritmo di 4 quarti, benché ambedue contengano l'identica somma di valori musicali.
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  • Le note della scala sono sette, anzi dodici. Mi spiego: i nomi delle note sono sette, ma alterando ognuna di queste sette note - il Do, il Re, il Mi eccetera - si ottengono i dodici gradini che il sistema musicale occidentale adotta sin dai tempi di J.S. Bach. Prima di Bach le cose erano un poco diverse ma ne parleremo altrove.
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  • La "vecchia scuola" di teoria e solfeggio obbligava sin da subito gli allievi ad imparare a riconoscere le note sul tipico doppio pentagramma da pianoforte, costituito dalla sovrapposizione di un rigo in chiave di violino ad uno in chiave di basso.
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  • Aggiungeremo alle figure di "quarto", di "metà" e di "intero", la figura di "ottavo", che, come suggerisce il termine stesso, va in senso inverso rispetto a ciò che sono la metà e l'intero in rapporto al quarto. Mentre queste sono figure multiple, cioè costituite dalla somma di più quarti, l'ottavo è una frazione di quarto , e più precisamente l'esatta metà.
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  • Leggere un ritmo ternario non è molto differente dal leggere i ritmi binari e a quattro che abbiamo già introdotto. Si tratta soltanto di modificare appena un poco il movimento della mano che segue il solfeggio. Nel ritmo ternario la mano esegue il primo doppio movimento (battere levare) verso il basso, il secondo doppio movimento verso sinistra e ritorno ed il terzo verso destra e ritorno.
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  • Scopo dei primi dieci articoli di questa serie "imparare a leggere la musica" è stato di familiarizzare con la posizione delle note sul pentagramma e con le prime figurazioni ritmiche elementari. A questo punto, se si sono seguiti gli esercizi proposti, sono certo che la maggior parte dei lettori avrà già la capacità di riconoscere la posizione delle note sul rigo in chiave di violino con una certa facilità.
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  • Il sedicesimo è la metà di un ottavo, cioè nello spazio di un ottavo stanno due sedicesimi. In un quarto ce ne staranno 4, in una metà 8 e in un intero 16. La sequenza dovrebbe ormai essere famigliare e nel complesso, una volta compresa la logica del "dimezzamento" si potrebbe tranquillamente introdurre in un solo colpo tutte le figure più piccole.
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  • Nel post dedicato al punto avevamo omesso di indicare come solfeggiare il punto posto immediatamente dopo l''ottavo. Il motivo era che non erano ancora stati introdotti i sedicesimi. Ora però che il quadro si è fatto più completo e che i famigerati sedicesimi sono diventati familiari (o quasi) si può riprendere il discorso completando la faccenda "punti dopo le note". Il punto dopo l''ottavo è più che un completamento: è raccontare di una figura - ottavo col punto più sedicesimo - che in musica ha la stessa fama che in poesia ha la "rima baciata", tipo - cane, pane - con quel tipico ritmo saltellante che mette allegria.

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  • Ci sono tre generi di segni.
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  • I ritmi composti più diffusi sono il 3 ottavi, il 6 ottavi, il 9 ottavi ed il 12 ottavi.
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  • Uno spartito moderno può contenere una infinità di piccoli segni, talvolta inediti cio
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  • Tra le prime necessità di notazione "accessoria" che si è posta fra i compositori c'è stata proprio quella di indicare a quale tempo indicativo dovesse essere eseguito un brano: lento, veloce, andante, presto e via dicendo.
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  • In questi ultimi 3 articoli, che andranno a concludere la prima parte della raccolta "Imparare a leggere la musica", vorrei introdurre gradatamente il concetto di scala; e di "modo" in musica.
    Commenti: 3 | Numero letture: 31,014 | Leggi tutto: mostra
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  • Le terzine sono uno scoglio scivoloso per molti neofiti della lettura musicale. Apparentemente non sembrerebbe così complicato far stare tre note uguali nello spazio di un quarto, o un ottavo o altro. In pratica ci sono un paio di difficoltà che vanno a frapporsi fra l'apparenza e la realtà. Innanzi tutto le tre note di una terzina devono essere davvero uguali, ugualissime. In secondo luogo, se si tratta di far stare una terzina di ottavi nel primo quarto di una battuta in due quarti - situazione assolutamente frequente - c'è il problema di come coordinare i due movimenti della mano, levare battere, mentre si solfeggiano tre note uguali; tre note durante due movimenti: sembra facile...ma non è così difficile.
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  • L'ultimo articolo di questa serie dedicata alla lettura elementare della musica non può inizi
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  • Immaginate una semplice scala a pioli, diritta, appoggiata ad un muro. Se vi avvicinate alla scala e vi apprestate a salirvi vi accorgerete che la posizione ai piedi della scala è quella che offre la maggior sensazione di equilibrio. Non appena cominciate a salire, piolo dopo piolo, la percezione di equilibrio cambierà. Quando vi troverete circa a metà, tutto sommato sarete a vostro agio perché a quello stadio la scala è stabile e, nello stesso tempo, vi sembrerà di dominare sia la parte più alta che quella più bassa della scala. Se vi avventuraste fino all'ultimo piolo disponibile il vostro equilibrio sarebbe così insicuro che non vedreste l'ora di tornare a terra, nella posizione di equilibrio perfetto. Questa metafora si avvicina, a grandi linee, agli equilibri musicali che caratterizzano una scala musicale. Il suono più stabile di una scala è il primo; il più instabile è l'ultimo!
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  • Nell'articolo scorso abbiamo dato un nome ad ogni nota o grado della scala. Quei nomi valgono sia per le scale maggiori sia per quelle minori. Ma il comportamento che ogni grado ha in una scala maggiore potrebbe essere diverso se collocato in un contesto minore. Prendiamo come esempi la scala di Do maggiore e la scala di Do minore. Nella prima la sensibile, l'ultima nota o ultimo grado della scala, dista solo mezzo tono dalla tonica, la nota o grado principale della scala. La scala di Do minore è invece naturalmente costruita con la successione di Do, Re, Mi bemolle, Fa, Sol, La bemolle, Si bemolle e poi ancora Do. La sensibile di questa scala, il Si bemolle, dista dalla tonica un tono e non mezzo tono. Che razza di sensibile è una nota che dista un tono intero dalla tonica, visto che, come abbiamo detto, la sensibile è tale perché dista mezzo tono dalla tonica?

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  • Ora che abbiamo imparato qualcosa di più sulle scale, sui gradi di ciascuna scala e sulle tonalità, è arrivato il momento di svelare qualche trucco per ricordare rapidamente quante alterazioni in chiave ha un brano in una certa tonalità oppure, al contrario, per riconoscere rapidamente in che tonalità ci si trovi partendo dall'armatura di chiave che sta all'inizio del pentagramma.

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  • Si dice che il numero perfetto per eccellenza sia il tre. Anche in musica un accordo per essere pienamente definito deve essere almeno di tre suoni. Ma il cinque non è da meno giacché grazie ad esso possiamo organizzare, ricostruire e memorizzare molte delle architetture musicali che reggono la musica tonale. Già l'abbiamo visto la volta scorsa. Tutte le tonalità maggiori sono legate l'una all'altra da una successione di quinte giuste. Oggi scopriremo che per le scale minori la faccenda è assolutamente identica.
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  • Do+, Fa+, Sol7, Do+. C'è chi non conosce nulla di pentagrammi e note musicali ma sa leggere e trasformare queste sigle in accordi di chitarra, pur non conoscendo il significato tecnico di un "+" o di un "7". Questo è comunque lo straordinario mondo degli "accordi" oppure, per dirla più tecnicamente, dell'"armonia". In questo articolo, e in qualcuno dei seguenti, cercherò di spiegare a grandi linee cosa significhino le sigle che ho riportato all'inizio, e quale metodo regoli la notazione degli accordi. Non sarà un corso di armonia funzionale, ma solo una piccola introduzione alla teoria degli accordi. E naturalmente non è dedicato solo ai chitarristi.
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  • Nell'articolo La scala e i suoi equilibri ho spiegato come si instaurino degli equilibri magnetici fra i diversi suoni appartenenti ad una scala. Ciò va a formare una struttura che poi sta alla base del sistema musicale occidentale. Gli accordi costruiti sui gradi della scala ereditano e talvolta ampliano i magnetismi provocati dalle relazioni fra i diversi suoni della scala. L'accordo maggiore sulla tonica evoca stabilità mentre, ad esempio, quello sulla dominante tende a spingere verso la riproposizione dell'accordo sulla tonica. Tuttavia, in un testo musicale corredato da accordi, risulta talvolta difficile cogliere con immediatezza quale sia la struttura sulla quale poggiano tutti gli equilibri tonali.
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  • Un intervallo è la misura della distanza fra due note normalmente suonate contemporaneamente. Tra Do e Re c'è un intervallo di seconda, tra Do e Mi di terza, tra Do e Fa di quarta e via dicendo. La teoria degli accordi è legata indissolubilmente a quella degli intervalli, tanto che nelle classi di chitarra d'accompagnamento si insegna prima a riconoscere gli intervalli poi a mettere insieme "giri" di Do, di Fa o quant'altro. Non è difficile capire quale logica sottenda tutta l'organizzazione degli intervalli. Ci sono solo un paio di cosette da memorizzare e un altro paio da comprendere a fondo. Cercherò di rendere la materia la più semplice possibile.
    Commenti: 3 | Numero letture: 16,425 | Leggi tutto: mostra
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  • Nella scorsa lezione dedicata agli intervalli abbiamo scoperto che una terza può essere Maggiore, Minore, Eccedente, Più che eccedente, Diminuita e Più che diminuita. L'immaginazione porterebbe a pensare che tutti gli intervalli, dalla Seconda all'Ottava, possano condividere le stesse caratteristiche: così è solo in parte. Solo la Seconda, la Terza, la Sesta e la Settima condividono totalmente quelle definizioni; la Quarta, la Quinta e l'Ottava hanno piccole differenze terminologiche che però, va detto, identificano più o meno le stesse caratteristiche.
    Commenti: 16 | Numero letture: 23,959 | Leggi tutto: mostra
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  • Dopo aver introdotto la teoria degli intervalli possiamo riprendere con un po' più di chiarezza il discorso relativo agli accordi, che poi è la faccenda che interessa maggiormente. Vorrei rispondere alla domanda di un lettore che mi chiede come si possa costruire un semplice accordo maggiore su qualsiasi nota. Innanzi tutto diamo una forma precisa all'accordo maggiore. Ne abbiamo già parlato ma rinfreschiamo la memoria ed utilizziamo adeguatamente la definizione degli intervalli che vanno a costituire l'accordo maggiore.

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  • Anche gli accordi minori, al pari di quelli maggiori trattati nel precedente articolo, possono essere costruiti su qualunque suono della scala. Il procedimento di costruzione è del tutto simile a quello visto per gli accordi maggiori. L'unica differenza è che l'accordo minore è strutturato diversamente rispetto al maggiore.

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