In questi ultimi 3 articoli, che andranno a concludere la prima parte della raccolta "Imparare a leggere la musica", vorrei introdurre gradatamente il concetto di tonalità e di "modo" in musica.
In realtà la difficoltà non sta nel comprendere come si "senta" la tonalità di un brano o come si percepisca se lo stesso brano è in modo "maggiore" o "minore". La nostra sensibilità musicale di occidentali, formatasi lungo un percorso storico lungo e articolato, ci consente di afferrare subito se un brano è in modo maggiore o minore; anche tutte le tensioni all'interno di un contesto tonale ci sembrano molto "naturali" tanto è vero che riusciamo quasi sempre a cogliere una nota stonata anche in un brano che non conosciamo. La difficoltà sta nello spiegare i concetti a parole, per cui il problema non sarà tanto il capire ciò che andrò a scrivere, ma sarà il riuscire ad esprimere chiaramente ciò che vorrei spiegare: in sostanza il problema è tutto mio.
Tutti voi avete presente la scala, cioè la successione di sette suoni che parte da Do. Si dice che una scala che parte dal Do sia una "Scala di Do".
Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si e ancora Do, sono appunto una scala di Do.
Ma non tutte le scale partono dal Do. Se io volessi riprodurre la scala partendo invece che dal Do, dal Re, questa scala non si chiamerebbe più scala di Do, bensì scala di Re.
Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do, e ancora Re, dovrebbe perciò essere una scala di Re?
Sì! No! cioè...dipende!
Una scala non è semplicemente una successione di suoni a caso ma deve rispondere ad una suo organizzazione interna precisa.
In questo articolo dedicato alle alterazioni, abbiamo scoperto che tra una nota e la successiva con lo stesso nome (tra un Do ed il successivo, ad esempio) trovano posto 12 suoni, ognuno posizionato ad un semitono di distanza dal precedente e dal successivo. La successione di tutti questi suoni costituisce la "Scala cromatica".
Nella scala di Do, quella che sul pianoforte si suona percuotendo i soli tasti bianchi, da un Do al Do superiore, ci accorgiamo subito, visivamente e su ogni strumento, che la distribuzione dei semitoni non è costante.
Fra Do e Re c'è un tono di distanza (Do, Do#, Re)
Fra Re e Mi c'è un tono di distanza (Re, Re#, Mi)
Fra Mi e Fa c'è un semitono di distanza
Fra Fa e Sol c'è un tono di distanza (Fa, Fa#, Sol)
Fra Sol e La c'è un tono di distanza (Sol, Sol#, La)
Fra La e Si c'è un tono di distanza (La, La#, Si)
Fra Si ed il successivo Do c'è un semitono di distanza
Riepilogando si può dire che la scala di Do è costituita da una sequenza di suoni organizzati secondo la successione Tono, Tono, Semitono, Tono, Tono, Tono, Semitono
Abbreviando si dice che la scala Maggiore (poi vedremo perché si chiama Maggiore) è basata sullo schema: 2 toni, semitono, 3 toni, semitono.
Volendo ricreare l'identica scala maggiore partendo dal Re ci si deve adeguare rigorosamente allo schema indicato.
Perciò, dal Re alla nota successiva deve esserci un tono, perciò ritroviamo il Mi.
Dal Mi alla nota successiva deve esserci un tono, e già qui abbiamo un problema perché il Fa dista solo un semitono dal Mi. Ecco allora che bisognerà usare non il Fa ma il Fa#.
Dopo il Fa# bisogna individuare una nota che disti un solo semitono: il Sol funziona.
Tra Sol e la nota successiva deve esserci un tono: c'è giusto il La.
Fra il La e la successiva deve esserci un tono perciò funziona il Si.
Anche fra il Si e la successiva deve esserci un tono, ed in questo caso il Do che c'è subito dopo non fa' il caso nostro perché dista un solo semitono. Dobbiamo ricorrere al Do#.
Infine fra il Do# e la successiva deve esserci un semitono. Ecco che ritroviamo il Re, e così tutto quadra.
Riepilogando la scala di Re è così formata: Re, Mi, Fa#, Sol, La, Si, Do#, Re.
Qualsiasi sia la nota sulla quale vogliamo costruire una scala maggiore, l'ordine dovrà sempre essere quello descritto: Tono, Tono, Semitono, Tono, Tono, Tono, Semitono.
In effetti è possibile costruire una scala su ciascuno dei suoni della scala cromatica. Possiamo costruire una scala maggiore Sul Sol, sul Re bemolle, sul Si o sul Mi.
Si può anche andare oltre al costruire una scala maggiore su di un suono: si può decidere di utilizzare quella scala per costruirci sopra un brano musicale. Anzi, questo è proprio ciò che fa il compositore. Prima decide quale scala (costruita su quale suono) prendere come base della sua composizione, e poi comincia a comporre.
La tonalità, in estrema sintesi, coincide con il nome della scala sulla quale il compositore costruisce il suo brano. Se un brano è nella tonalità di Re maggiore, la scala di Re maggiore sarà alla base di quel brano; se un brano è in Si bemolle maggiore, la scala maggiore che parte dal Si bemolle sarà alla base di quel brano.
Nella scala di Re maggiore che abbiamo visto sopra, abbiamo constatato che il Fa# ed il Do# sono sempre presenti. Succede la stessa cosa in quasi tutte le altre scale differenti da Do maggiore. Ad esempio, per la scala di Si bemolle maggiore è necessario usare sempre il Si bemolle ed il Mi bemolle; per la scala di La maggiore è necessario usare sempre il Fa#, il Do# ed il Sol#.
Scrivere un brano ricordandosi di apporre sempre le alterazioni giuste davanti alle note, in questi casi può essere faticoso. Allora si è deciso nel tempo di apporre le cosiddette "alterazioni in chiave", cioè un numero di alterazioni fisse, segnate all'inizio di ogni rigo musicale, che valgono per ogni nota che va a trovarsi nella posizione dove sono poste quelle alterazioni.
Ecco alcuni esempio di alterazioni in chiave.

Nel primo esempio, quello dove è riportata la scala di Re maggiore, tutti i Fa ed i Do che si incontrano lungo l'intero rigo musicale dovranno essere letti come Fa# e Do#.
Nel secondo esempio, quello dove è riportata una scala di Si bemolle maggiore, tutti i Si e i Mi andranno letti come Si bemolle e Mi bemolle.
Nel terzo caso, dove è riportata una scala di La Maggiore, tutti i Fa, i Do e i Sol andranno letti come Fa#, Do# e Sol#.
E se invece, in un brano in Re maggiore, nel corso del brano il compositore volesse utilizzare un Fa normale, cioè non un Fa#? Userà semplicemente il bequadro davanti alla singola nota.
Per il momento mi fermo qui. Nel prossimo articolo approfondiremo il concetto di tonalità e le idee ci si chiariranno ulteriormente.
Nel documento riportato sotto come allegato (è necessario registrarsi al sito per vederlo e scaricarlo) c'è un esercizio in 12 ottavi, scritto in Re maggiore e con qualche sconfinamento dall'estensione alla quale siamo abituati. Ai fini del solfeggio ritmico non ci sono particolari difficoltà. Per chi volesse tentare di solfeggiare l'esercizio alla "vecchia maniera" potrà rappresentare un'occasione per ripassare le posizioni delle note ed aggiungerne qualcuna di nuova.
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ciao...
e per sapere altre cose?
sai io scrivo canzoni senza sapere nulla di tutto ciò.
anna