Le passioni ai tempi di Johann Sebastian Bach

Se si potesse analizzare tutto il genere umano da un pianeta abbastanza lontano da non subirne influssi e risonanze storiche, si potrebbe concludere che l'essere vicini a questa o a quella religione sia più determinato da circostanze geografiche che devozionali. Generalmente il culto religioso lo si eredita dal contesto in cui si vive. Così, se Johann Sebastian Bach fosse nato a Roma - invece che ad Eisenach, a due passi dalla fortezza della Wartburg laddove Martin Lutero trascorse gli anni dell'esilio forzato - probabilmente tutta la sua musica sarebbe stata diversa, più vicina al gusto del musicalmente illuminato Papa Clemente IX, che a quello della tradizione luterana.

Invece Bach, nascendo in terra luterana, è intriso di luteranesimo, non tanto dal punto di vista teologico o dottrinale, ma senz'altro in totale condivisione dell'idea che Lutero aveva della musica: nobilis, salutaris, laeta creatura.

Questo sebbene la Eisenach del 1685 doveva essere un po' diversa da quella di Federico il Savio del 1521.
In più di 150 anni molte cose erano accadute: dagli effetti della Controriforma tridentina, alle frammentazioni protestanti, alla peste, fino a quel terribile e pazzesco "vulnus" della ragione secolare ed ecclesiastica che va sotto il nome di "guerra dei trent'anni". La pace di Vestfalia del 1648 restituiva alla Germania una memoria di orrore, di morte (il 40 per cento della popolazione rurale) e di desiderio di ricostruire un paesaggio di tolleranza e di pace.

Nonostante la normativa dell'annus normalis, cioè la disposizione che tutti i culti religiosi presenti nel 1624 avrebbero goduto di equa tolleranza, in effetti ogni piccolo o grande culto religioso proseguì a punzecchiarsi a colpi di disposizioni, piccole e grandi scaramucce e quant'altro.

Quando Bach, attorno al 1723 lascia la Cappella di Köthen alla volta di Lipsia, ufficialmente lo fa per ragioni familiari, ma in verità non ne poteva più delle ristrettezze imposte dal Principe Leopoldo e dalla di lui moglie, fervente pietista e pertanto insensibile alla musica ed al suo potere dossologico.
A Lipsia Bach trova invece un ambiente favorevole, legato alla tradizione musicale luterana della Thomaskirche, la chiesa di San Tommaso.

E' in questo contesto, dal 1723 al 1726 (o 1729) che Bach compone e porta all'esecuzione le sue due più note Passioni (altre due pare siano andate perse): la Passione secondo San Giovanni e quella secondo San Matteo.

Oggi siamo abituati a sederci sulla poltrona di casa oppure in teatro, disponendoci all'ascolto "artistico" di questi due monumenti musicali. Ma nell'intenzione originale di Bach, le due Passioni dovevano costituire l'elemento liturgico fondante del venerdì santo.
Il 7 aprile 1724, data della prima esecuzione della Passione secondo San Giovanni, il pubblico si sarebbe seduto sugli scranni della chiesa di San Nicola a Lipsia, e con un atteggiamento di devozionale preghiera avrebbe assistito alla sacra rievocazione della Passione di Cristo, interrotta a metà da un sermone (della durata anche di due ore) e poi avrebbe fatto ritorno a casa nella convinzione di aver pregato più che ascoltato musica.

Le Passioni di Bach trovano radice nei due racconti evangelici degli apostoli Matteo e Giovanni, ma sono integrate da elementi inediti, corali su testi scritti appositamente ed arie meditative. Insomma, alla fine la vicenda biblica veniva posta in maniera quasi teatrale, con una dinamica interlocutoria fra il narratore (l'Evangelista) e tutti i protagonisti della storia.

Accostarsi alle Passioni di Bach era perciò una autentica "esperienza di fede" dove il tratto liturgico era più rivolto alla speranza di salvezza fondata sulla passione, morte e risurrezione del Signore che sulla rievocazione della vicenda biblica. Tutto ciò era reso possibile dalla presenza della musica, veicolo di universale spiritualità.

E' per questo che la musica di Bach, luterana ma anche cattolica (la Messa in Si minore) hanno saputo varcare i confini religiosi più di quanto abbiano saputo fare le parole e le azioni.
Oggi molte cattedrali cattoliche ospitano le Passioni di Bach con assoluta normalità e riconoscenza all'arte del suo autore. E lo stesso accade per la musica di Palestrina nelle chiese luterane.

Peccato che agli uomini non sia concesso ancora, almeno in tempo di quaresima, la stessa identica universale libertà della grande musica!

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