Lutero e la musica

Lutero e la musica

Martin Lutero

Martin Lutero non fu soltanto il padre agostiniano che agli inizi del '500 eruppe sulla scena politico-religiosa per finire con spaccarla in più parti. Fu anche l'iniziatore della grande tradizione musicale anglosassone: dopo di lui l'Europa e la musica nel mondo intero non furono più uguali a prima. I vecchi manuali di storia della musica, soprattutto quelli italiani, relegavano Lutero in poche righe, perlopiù funzionali al raccontare ciò che la Chiesa romana avrebbe poi definito nella controriforma.

Invece il riformatore tedesco, con le famose 95 tesi esposte sul portone della chiesa di Wittenberg, smosse un bel po' della calcarea decadenza nell'intero culto cristiano, costringendo cattolici, ortodossi e tutti gli altri a mettersi in discussione; fu determinante anche per gettare le fondamenta ad un nuovo modo di pensare la musica. Purtroppo questo nuovo modo attecchì nella Mitteleuropa anglosassone, e poi più a nord, ma non influì se non minimamente nella cultura musicale italiana.

La causa era la solita legge, sostenuta da molti fattori, del filtro a senso unico, il quale consentiva a tutto ciò che era cultura italiana di diffondersi rapidamente oltre le Alpi, ostacolando invece il flusso inverso. Così dall'epoca di Lutero in poi si scorge una lenta ma progressiva decadenza della cultura musicale italiana, che fu dominante fino a tutto il '600, ma poi divenne secondaria rispetto ai grandi centri musicali d'oltralpe. Ma cosa fece Lutero alla musica per renderla così imponente nella cultura tedesca?

Innanzi tutto è necessario tracciare un quadro sommario del clima religioso agli inizi del XVI secolo nel cuore dell'attuale Germania. La Chiesa di Roma estendeva il suo influsso attraverso stretti collegamenti con i poteri politici. La liturgia era imposta in latino, lingua incomprensibile alla maggior parte della popolazione. Inoltre alcune pratiche discusse come le indulgenze avevano assunto un peso iniquo sulla gente povera tedesca, che si ritrovava a finanziare una Chiesa lontana e sentita come straniera. Il clima era pertanto critico verso la Chiesa romana sebbene la forza del messaggio evangelico rimase sempre potente.

Le 95 tesi

Quando Lutero affisse le sue tesi, non immaginava di iniziare con quell'atto quella che sarebbe poi diventata una vera e propria battaglia teologica e disciplinare con la Chiesa di Roma. Dalla sua parte si ritrovò l'appoggio di gran parte della popolazione, di molta cavalleria e di parte della nobiltà. La lotta, che si protrasse per diversi anni e non senza momenti drammatici, si risolse con una separazione fra cristiani cattolici e cristiani protestanti, i quali a loro volta si divisero ulteriormente.

Uno dei capisaldi del culto luterano risiedeva nell'avvicinare la cristianità e soprattutto le letture evangeliche, agli uomini, cosa che Lutero facilitò traducendo l'intera Bibbia in tedesco ed adattando la liturgia della messa alla sua teologia riformata. La celebrazione della messa era per Lutero un momento da viversi con intensa partecipazione comunitaria, e la musica, il canto, avrebbero potuto essere di enorme aiuto a questo scopo. Per cui al latino sostituì il tedesco ed ai canti gregoriani, sostituì melodie popolari e semplici.

La semplicità e la perfetta intelligibilità del testo era fondamentale per l'idea luterana di partecipazione alla celebrazione della messa. Mentre nel rito cattolico la musica in Chiesa era affidata ai celebranti ed eventualmente a qualche strumento, per Lutero era determinante che anche i fedeli potessero col canto lodare Dio, affermando così la loro fede. L'attenzione per la musica che Lutero ebbe in tutta la sua vita fu espressa da lui stesso in parole assai significative: "la musica è un dolce e bel dono di Dio, che mi ha spesso rianimato e mi ha fatto provare gioia nel predicare. Sant'Agostino era turbato nella sua coscienza quando si accorgeva che stava provando diletto per la musica, perché credeva che fosse peccato. La musica scaccia il diavolo e rende lieta la gente; fa dimenticare l'ira, la lussuria, la superbia e gli altri vizi. (estratti da "Lutero" di R.H. Bainton, ed. Einaudi)

Per Lutero la musica aveva un ruolo eminentemente educativo, da considerarsi però non come una disciplina ma come una pratica collettiva. In una lettera del 1530 scrisse: E' assolutamente necessario conservare la musica nella scuola. Bisogna che il maestro di scuola sappia cantare, altrimenti lo considero una nullità...Bisogna abituare i giovani a quest'arte perché rende gli uomini buoni, delicati e pronti a tutto. (estratto da "Storia della musica" Einaudi) Queste parole così intense e questi intendimenti posero le fondamenta ad una cultura musicale che si sarebbe alimentata sempre più, passando attraverso Bach, Handel e molti altri grandissimi musicisti. Ma soprattutto fu nelle famiglie tedesche che, grazie alla concezione della musica come pratica bella ed educativa, la musica fu considerata un modo elevato di trascorrere il tempo libero.

Non per nulla lo sviluppo della musica da camera, del canto corale, della pratica strumentale ebbe proprio nell'Europa luterana il suo terreno più fertile. Dal '700 in poi la cultura musicale era un connotato di ogni buon cittadino tedesco, luterano o cattolico che fosse. Solo in un contesto del genere poteva svilupparsi il momento più intenso di tutta la storia musicale cioè quello che comprende il classicismo viennese, il romanticismo e tutte le sue propaggini europee. Ciò che distinse Lutero fu la convinzione che nessuna fede può essere abbracciata senza la consapevolezza di ciò che sta a fondamento di essa stessa.

Una liturgia chiara, comprensibile e partecipata dal canto avrebbe dovuto formare, appunto, questa consapevolezza.

Leave a comment