Il blog e i suoi solchi

Il Web 2.0 ha nella forza dei blog la sua nuova anima, come già descritto in un mio post precedente. Tuttavia non è detto che ciò sia segno di miglioramento o peggioramento della qualità dei contenuti in rete. Di certo c'è la immensa espansione delle voci che popolano Internet. La rete è più grande ma anche più grassa, talvolta flaccida. Di questo “tanto” che c'è in rete una parte è fumo se non olezzo.
Un'ampia porzione di questo sottoprodotto sta nei commenti ai post. Nei commenti c'è di tutto, dal frutto di “mollate” ai freni inibitori, ai messaggi subliminali chiari solo ad alcuni ma inutili ad altri, fino a vere e proprie fughe fuori tema rispetto al post originale.
Chi volesse entrare nel giro dei commenti ai post sappia che entra in un limbo dove non ci sono regole, dove chi scrive può trincerarsi dietro l'anonimato e dove le fesserie più grandi assurgono alla stessa sorte delle osservazioni più attente: quella di essere pubblicate. E' bene saperlo da subito per evitare sorprese.
La cosa che merita qualche analisi è l'incapacità, da parte di molti frequentatori dei blog, di rimanere nel solco, di restare in tema. Il commento è tale se si riferisce al post. Altrimenti è come attaccare un manifesto abusivo su cartelloni altrui. Riuscire a restare “sul pezzo” è una dote che aiuta anche a ragionare attentamente su ciò che l'autore del post intendeva comunicare. E' il segno che prima di parlare ci si sforza di ascoltare e di capire. Se anche la rete diventa luogo di molte parole e di poco ascolto siamo messi male!