La Paura ed Eckhart Tolle

La Paura ed Eckhart Tolle

La paura è sempre, ineluttabilmente, paura dell'annullamento. Questo dice Eckhart Tolle nel famoso "best seller" The power of now , Il potere di adesso.

E da qui riprendo le mie personali considerazioni sul pensiero di Eckhart Tolle, iniziate in questo articolo.
Devo fare una premessa. Quando ho iniziato a riflettere sul Potere di Adesso, ne ero in parte affascinato. Oggi questa fascinazione si è un po' ridotta, non perché in linea teorica la visione che Tolle propone dell'esistenza sia divenuta meno interessante, ma semplicemente perché secondo me la teoria stenta a trovare realizzazione in pratica.

Se è vero che l'uomo è più dominato che dominatore della propria mente, è altrettanto vero che affrancarsi da questo stato è difficile. Eckhart Tolle descrive la mente come un serraglio individuale dove nascono e muoiono tutti i nostri pensieri consci ed inconsci. Ma la mente è molto di più: è lo snodo di collegamento fra l'io e l'intero universo, fra il pensiero individuale più o meno dominabile, e i pensieri delle moltitudini di io che la circondano.

E così, mentre si cerca di rimodulare il rapporto con la propria mente, con il passato che vi è custodito e con il futuro che vi è immaginato, ecco che da fuori piovono continue provocazioni a fare i conti con le esperienze passate (con tutte le convinzioni limitanti che ne derivano) e con le proprie ambizioni, realistiche o meno. Ciò che secondo me Eckhart Tolle non sottolinea a sufficienza è che il presente non è fatto solo di percezione ed azione, ma anche di ricordi, della capacità di fare tesoro delle proprie esperienze, di progettare il futuro, di raccontare, raccontarsi ed interpretare. Impossibile un presente unicamente istintivo e per nulla interpretativo. E' questo che ci differenzia dal mondo animale.

Per cui, alla fine, è molto più umano e realistico il precipitato che rimane della lettura dei grandi romanzi, da Dostoevsky a Thomas Mann, ad Hemingway e molti altri, piuttosto che quello che resta di molta letteratura che pretenderebbe, forse con troppa facilità, di costruire una nuova umanità illuminista, capace di dominare la mente come se fosse la propria mano.

Ma torniamo alla paura. L'assioma iniziale: Paura = paura dell'annullamento, è espresso da Tolle in maniera anche più netta. La paura è essenzialmente paura della morte, sempre, anche quando l'ansia per un esame o un incontro particolare ci trascina in vortici di tachicardie e sudorazioni. La paura è un'emozione generata da un riflesso atavico, eredità di un passato ancestrale di quando il semplice uscire dalla propria grotta poteva significare mettere a repentaglio la propria vita. Per l'uomo acculturato e riflessivo dei tempi moderni, l'agire quotidiano in genere non è più rischioso per la propria "pelle", ma può diventare molto rischioso per l'immagine che ha di se stesso. Spesso una semplice esperienza negativa può significare la morte di una fiducia, di una certezza a cui ci si aggrappa, di una convinzione in cui ci si identifica.

Ecco che la paura diventa paura che ogni minima azione diventi una prova definitiva per il nostro ego, qualcosa che lo mette a repentaglio, che rischia di lederlo o di annichilirlo: se va bene l'ego è preservato (raramente arricchito); se va male si perdono pezzi di autostima; se va molto male si arriva a vere e proprie crisi, capaci di portare in primo piano ed accentuare tutte quelle insicurezze grandi e piccole che accompagnano la vita di qualunque umano.

La paura, per Tolle, è fondamentalmente proiezione mentale del futuro, poiché nel presente non vi è quasi mai alcun indizio certo che il peggio debba avverarsi. Naturalmente molte paure ci salvano la vita: la paura del fuoco o di un mare in tempesta e via dicendo. Ma molte altre paure si dispongono davanti al nostro cammino ostacolandoci, come tante porte chiuse. Porte dietro alle quali si può nascondere l'orrore o la meraviglia, ma che la paura ci fa invariabilmente evitare, focalizzata com'è sulla prima e incapace di aprirsi alla possibilità della seconda. Eppure sappiamo bene che aprendo una di quelle porte, spesso non si trova l'orrore.

La nostra mente è il vigile che ci indica dove andare e quali porte aprire, e lo fa basandosi sul passato, sulla nostra esperienza e sull'esperienza degli altri di cui abbiamo fatto tesoro.
Ed è qui che Tolle diventa, secondo me, meno convincente, quando dice Una volta che avete eliminato l'identificazione con la mente (... la paura) non esisterà più.

Padroneggiare la mente (da qui sono pensieri miei e non di Tolle) è operazione difficile: può servire una vita solo per conoscerla, figuriamoci per padroneggiarla. Poi, mentre noi cerchiamo di dominarla, la nostra mente continua a relazionarsi senza sosta con ciò che ci circonda, e più noi cerchiamo di distanziarcene, più arrivano nuove sfide, giudizi esterni con cui confrontarsi, piccole e grandi prove, nuove paure.

Il suggerimento di Tolle di vivere il presente come fosse unica vera ragione di vita, distogliendo il più possibile le orecchie dal passato e gli occhi dal futuro, secondo me, rischia di togliere un po' d'umanità e con essa quel meraviglioso potere di lasciare aperta la porta del passato per attingervi il buono e il bello che contiene. Fa niente che molto di questo passato generi spesso malinconia, dolore o insicurezza: le emozioni pescano tra i ricordi cose belle e brutte, e sta a noi portare in primo piano le cose belle e/o costruttive e relegare sullo sfondo quelle meno belle o quelle più inutili, ma per farlo non possiamo distanziarci dal passato.

Insieme alla porta aperta sul passato bisogna coltivare una grande fiducia nel futuro, che non significa adagiarsi sperando che il futuro cambi nonostante noi, ma significa operare nel presente, rendendolo fertile, in vista di un futuro prosperoso. Le paure si vincono con la fiducia, che è in qualche modo è legata al futuro. E con questa fiducia e una più saggia lettura del passato possiamo trovare il coraggio di aprire le porte verso l'ignoto.
Passato, presente e futuro devono convivere ognuno con il proprio ruolo e con il proprio peso. Nel passato c'è la nostra storia, nel presente la nostra azione, nel futuro la nostra visione e la nostra fiducia.

E' così che la nostra mente rimane davvero nostra.
E' così che la paura diventa protezione e non prigione!