Nuclei di dolore

Nuclei di dolore

I nuclei di dolore sono disseminati nella vita di tutti noi, senza eccezioni. Ad essi è legata l'evoluzione personale di ciascun individuo, perché l'uomo - unico fra gli esseri viventi ad avere la capacità di sottomettere gli istinti al pensiero - sa elaborare il dolore per trarne accrescimento.

Un importante studio sulla paura (Seligman) ha dimostrato come un cane spaventato da una situazione tenda sistematicamente ad evitare qualsiasi elemento che gli ricordi quella vicenda. Un animale non ripete un'esperienza che conosce come dolorosa. L'uomo generalmente reagisce diversamente. Elabora l'accaduto, cerca di trovarne una ragione, pensa a contromisure, ed è disposto ad affrontare nuovamente la situazione che lo ha scosso. Dal dolore, dalla paura si sviluppa sempre una reazione intrinseca che porta a reagire, in una maniera o nell'altra. Naturalmente il tipo di reazione è soggettiva. Una persona depressa tende ad integrare l'esperienza di dolore in un quadro pessimistico, alimentando la depressione stessa. Chi invece ha un atteggiamento più positivo riesce ad elaborare il dolore in modo più sistematico. Nell'uno e nell'altro caso, comunque, il dolore rappresenta sempre un momento di crescita intenso, forse più efficace di una grande, grandissima gioia. Proprio ieri sera ho fatto una lunga chiacchierata con un'amica conosciuta da poco. Come succede spesso ci si racconta un po' narrando della propria vita. La storia che mi ha raccontato Marina (non è il suo vero nome) mi ha toccato profondamente e mi ha fatto pensare. E' una storia di amore e di dolore insieme. Ma più che la descrizione, dell'amore prima e del dolore dopo, mi ha colpito l'intensità dell'elaborazione che Marina ha fatto, in quattro lunghi anni, del suo dolore. Marina, una ragazza davvero bella con due splendidi occhi blu, era un tempo sposata con un tizio che di certo non la meritava. Separata, poi divorziata, incontra un giorno un uomo. Dopo una frequentazione di qualche mese nasce fra i due una vicinanza mentale che col tempo si trasforma in amore e in tutto il resto. Diventa una storia intensissima: i sensi, gli affetti ma soprattutto le menti si sciolgono in una complicità appassionata: un amore bello insomma. C'è una difficoltà. Lui è sposato, da poco, ma la consapevolezza di aver trovato in Marina una persona a lui complementare non le lascia dubbio. Decide dopo qualche mese di lasciare la moglie, e di progettare il futuro con Marina. Non è facile né per Marina né per il suo amore: le voci di paese, le dicerie, i benpensanti, le famiglie che chissà per quale motivo preferiscono una buona forma a costo di una cattiva sostanza, tentano più di un sabotaggio. Curiosamente chi pareva soffrire meno di tutti era la moglie di lui, che nel giro di pochi mesi si è ricostruita una situazione serena. Ma nulla riesce a sconvolgere qualcosa che si radica nel profondo. Marina e il suo amore mettono insieme giorno dopo giorno il loro futuro. C'è un altro elemento critico, che però non ho annoverato tra le difficoltà, perché per Marina quella non era una difficoltà. L'uomo di cui si era innamorata aveva più di un problema di salute: in dialisi, con problemi cardiaci e qualche altro acciacco. Ancora oggi quando Marina parla del suo amore considera quel suo stato di salute come una parte di lui, un insieme non separabile, un tutto del quale non avrebbe cambiato nulla. Marina con lui era di una felicità piena, serena, persino quando lo accompagnava alle dialisi. Decidono di prendere casa e si imbarcano in un lungo mutuo per una villettina minuscola in un piccolo paese: dove se la potevano permettere insomma. Una settimana prima della consegna delle chiavi all'amore di Marina diagnosticano un male fulminante senza speranza. L'amore di Marina non entrerà mai nella casa scelta insieme. Dopo pochi giorni l'amore di Marina non c'era più. I nuclei di dolore si incontrano cercando l'ideale, mirando all'oro della vita, immergendosi nelle profondità del proprio sentire ed amor proprio. Più una persona vuole fortemente qualcosa, più il dolore può sconvolgere il non ottenerla. Ma è un prezzo da pagare, un rischio che misura l'intensità del credere in un progetto, anche solo nelle proprie idee. Un'atleta determinato può vincere o perdere. Non si può correre senza il rischio di perdere. C'è solo un modo per evitare il rischio di incontrare nuclei di dolore: rimanere fermi, inerti, nuotare nella superficialità, nel vincere facile che è sinonimo di accontentarsi, di annichilirsi. Marina ha scelto di vivere nella casa che aveva scelto con il suo amore sobbarcandosi da sola difficoltà economiche incredibili. Ha scelto di non scappare dal dolore: ne ha fatto il nucleo del suo pensiero. Ma lo ha fatto attivamente, con una forza immane. Il suo amore voleva che lei si laureasse: si è laureata. Il suo amor voleva che lei si mantenesse bella: lo ha fatto. Il suo amore voleva che un giorno lei scegliesse di dedicarsi come lavoro a ciò che amava: lei lo ha fatto con impegno e oggi è appagata e grata al suo ricordo per averle dato quella forza. Il ricordo: ecco il nucleo del dolore. Per quattro anni Marina ha parlato, ogni mattina appena si svegliava ed ogni sera prima di addormentarsi, col suo amore. Non riusciva a farne a meno. Ha elaborato il suo dolore immaginando di parlarne con lui, anzi tolgo "immaginando": Marina parlava con lui, come fosse lì accanto, con le menti ancora avvinte, e ascoltava le sue risposte che si emanavano tramite lei stessa. Lui, sublimato in ciò che aveva lasciato nella mente di lei, la ha aiutata ad elaborare ed uscire dal suo dolore. Sei mesi fa gli è capitato per caso una prima volta di addormentarsi senza parlare al suo amore. Si è spaventata ed il rimorso si è fatto sentire il giorno dopo. Ma poi è capitato ancora due, tre, dieci, molte volte. Poi una notte un sogno: lui che le diceva "ora lo vedi come il cielo è tornato sereno?" e la salutava con un bacio. Da due mesi Marina esce con un uomo, qualche passeggiata, qualche chiacchierata, con pacatezza e delicatezza, per incontrarsi con la mente prima che con tutto il resto. Marina non parla quasi più col suo amore perché, dice, "lui adesso vuole che io viva e ami di nuovo: ora sono pronta per riprovarci". Per ricordarsi di lui, sono sicuro, le basta guardarsi allo specchio: lui è nei suoi occhi!

Terry
mi hai commosso fino alle lacrime...
gremus
E' una storia forte ma vera, una testimonianza verissima e toccante. Sai una cosa Terry? Questo articolo è stato letto pochissime volte: nessuno me ne ha parlato....il tuo è il primissimo commento....il dolore fa paura, anche solo a parlarne....
Terry
il dolore fa paura, non c'è nulla di più vero. e lo stesso vale anche, talvolta, nel caso della felicità... incutono timore entrambe. forse, perchè sono le uniche emozioni talmente forti da farci sentire davvero vivi. e sentirsi vivi, a volte fa paura perchè con la consapevolezza di vivere giunge la consapevolezza di essere fragili e mortali. ci disillude della nostra speranza di immortalità.
Anonymous (non verificato)
più che il dolore è il grande Amore che t' intimorisce e ti emoziona ,da una bella storia come questa!!
Giumella
Il dolore mio, tuo, suo... è il dolore del mondo. Nelle nostre storie il dolore si converte in amore e l'amore si converte in dolore. Ma quale sarà la nostra risposta, la nostra reazione? Cosa ne faccio ora di questo "bagaglio" evocato? Sono disposta a sentirmi sprofondare nella terra, a trascinarmi nell'acqua del mare più profondo, a bruciare nel fuoco, a perdermi trascinata dal vento? Non è solo una metafora tragica, un'immagine poetica. L'elaborazione sta nel riconoscere l'esperienza e il suo valore nel fiume della Vita stessa. Il dolore di una perdita, di un abuso, di una malattia grave, di una guerra che si gioca sopra le nostre teste, il dolore delle parole e dei silenzi, il dolore di una natura matrigna e patrigna... sono sconvolgenti. Avrà ragione il mio vicino di casa, ipovedente, che ogni giorno viene a trovarmi dieci minuti e per dieci minuti continua a ripetermi che tutto è uno schifo e che sarà sempre peggio? Cosa mi aiuta a vivere il dolore, a contenerlo, a distillarlo? L'amore. L'amore porta in seno tutta la complessità della vita. L'amore illumina la nostra coscienza. Nulla ha più valore di una coscienza illuminata. Illuminata dal vero amore. Dietro ogni cosa c'è una continuità sottile, un'unità di luce. Non sentire e vedere questo è vero dolore. La separazione è il vero dolore. L'amore unisce, anche quando a noi sembra che separi, in realtà unisce. Le esperienze maturano questo terreno fertile... che è di tutti. PS. : Mi sono molto commossa nel leggere questa storia ed ho apprezzato profondamente il modo in cui è stata comunicata. Mi rallegro di condividere in sensibilità. Grazie.

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